L’isola di Ventazze

L’isola di Ventazze

Ventazze è un’isoletta sperduta, ubicata al largo della Sicilia orientale, fra Catania e Siracusa.

Per i ventazzesi, Ventazze è un luogo dell’anima, una piccola Sicilia, crogiolo del mondo e al contempo identità unica.

Chi vive su di un’isola percepisce in maniera netta ed evidente il confine del mare. Non ci sono fiumi, montagne, muraglie o altri confini su carta a distanziare e dividere i popoli. Un’isola confina con se stessa, con la sua identità.

Dal monte Rotolone, nel capitolo 28, Pietrasanta e Marion, in silenzio, contemplano la condizione di Ventazze.

Per un lungo tratto restarono a guardare le onde del mare che andavano a frantumarsi sugli scogli. L’isola in fondo era questo. Un intralcio al corso del mare. La perenne lotta fra la vita che si erge e la forza distruttiva del tempo che prova a uniformare il tutto.

Ma ogni isola, per la condizione umana, è sempre metafora di qualcos’altro.

E come due piccole e fragili isole poste l’una accanto all’altra, anche Pietrasanta e Marion, scompigliati dallo sferzare del vento del Rotolone, restavano combattuti e ammutoliti nei loro pensieri.

Fai click sull’immagine per vedere i dettagli dell’isola di Ventazze

È la detective Marion ad avvicinarsi all’isola e mostrarla per la prima volta al lettore:

L’azzurro del cielo irrorato di luce aveva i toni di un acquarello.

Dopo il lungo viaggio la terra era prossima. Il profilo aspro dell’isola, sembrava un reperto antico sopravvissuto ai tempi. Il cono panciuto del cratere vulcanico, scendeva a ridosso delle piccole casette bianche del borgo.

Ed ecco cosa è nella sua sostanza moderna Ventazze, il reperto antico sopravvissuto ai tempi:

Fino a un passato recente l’isola di Ventazze, con le sue duecentottanta anime appena, aveva contato veramente poco fra le geografie del mondo. Nelle numerose dominazioni straniere scoccate nei secoli in Sicilia, i benevoli popoli invasori che con garbo di spada prendevano possesso dell’isola madre, spesso scordavano di conquistare pure Ventazze.

Gli isolani, poveri pescatori che con vite tirate a stenti si erano dipanati lungo il corso dei secoli, avevano radicata la convinzione che la vita uguale da nascita a tomba, non sarebbe mutata di molto fino alla fine dei tempi.

Infatti, i tempi finirono un mattino di questi anni, quando una delle star più rinomate di Hollywood, ubriaco al timone del suo mega yacht, sbagliò rotta e trascorse l’intera estate nella sperduta Isola di Ventazze.

Ed ecco che come in un incanto fatato l’isoletta sperduta si era ritrovata fra le prime pagine delle più autorevoli riviste mondiali di gossip. I paparazzi al seguito, fra le cronache amorose del divo, immortalarono scenari d’incomparabile bellezza. Un luogo non contaminato dal tetro cemento, dove la natura ancora aspra e viva degradava lieve verso un indomabile mare cristallino.

Grazie a tale pubblicità gratuita, nell’incredulità dei Ventazzesi, l’isola divenne preda delle attenzioni fameliche del moderno popolo migratore: i turisti.

Gli abitanti dell’isola in quei pochi anni non riuscirono a credere a quel che accadeva. Una striscia di sabbia che per millenni ai loro avi non era mai servita a nulla, adesso era diventata meta prediletta di matti disposti a regalare soldi pur di potersi stendere al sole.

Ma scopriamone i luoghi. Per esigenze narrative, non tutti i luoghi appaiono nel romanzo. Altri luoghi hanno una visione parziale. Quindi questa carrellata, per chi ha già letto il romanzo, potrà esaudire numerose curiosità.

Borgo Vecchio

Sulla parte sinistra della piazzetta si destreggiava la selva delle casette bianche e squadrate del paese. Erano intervallate da un groviglio di stradine più strette di un carro e si ammonticchiavano l’una sull’altra inerpicandosi sulle pendici del vulcano.

Qualunque turista sbarcato sull’isola, con il dépliant informativo in mano avrebbe esclamato entusiasta: «Questo è Borgo Vecchio!»

Nelle sere d’Estate, le vecchiette di Borgo Vecchio sono solite sedersi davanti agli usci, per raccontare ai bambini e ai turisti, per una consuetudine orale tramandata da padre in figlia, le storie dei fatti di Ventazze, dell’invasione spagnola, del pirata Saraceno e della bella Lucia.

Borgo Nuovo

…lungo i tre chilometri della Spiaggia D’Amore, si dipanava il Borgo Nuovo, nato e cresciuto con troppa fretta per far fronte all’improvviso boom turistico.

Borgo Nuovo viene avvertito come un corpo estraneo dagli isolani devoti alle tradizioni dell’isola. Il turismo, portatore denaro e benessere, rischia inevitabilmente di cancellare la vera identità di Ventazze. Per questo, di rado, i ventazzesi più ostinati, si rifiutano di passare per Borgo Nuovo, con le sue case di cemento e il sollazzo frivolo mascherato da divertimento.

La Piazzetta

Al centro tra i due borghi, quasi a simboleggiare lo spartiacque tra il mondo antico e quello moderno, sulla piazzetta si imponeva statuaria la chiesa di Santa Sesterza, la santa patrona dell’isola, cui tutti i ventazzesi erano devotissimi.

La piazzetta spartiacque dei due mondi, è anche il centro nevralgico dell’isola. Vi si affacciano la chiesa di Santa Sesterza, il municipio e il commissariato. Ma soprattutto nella piazzetta vi è il bar di Zia Margaret:

Da Zia Margaret era possibile gustare il nettare dell’ambrosia rubato agli Dei.

Il Monte del Rotolone

Il Monte del Rotolone si trovava alla fine del lungomare, tre chilometri piani e poi la salita che pareva un muro verso gli dei.

Il monte del Rotolone è un punto di ritrovo per eccellenza per i Ventazzesi. È una salita che si interrompe con un precipizio improvviso:

Marion si avvicinò al precipizio rallentando i passi man mano che la profondità del dirupo si palesava ai suoi occhi.

La scogliera precipitava verticalmente per almeno trenta metri e giù sul fondo, grappoli di scogli di lava frantumavano le onde del mare in una spuma violenta e bianchissima.

Sembrava che in quel punto l’isola fosse stata mozzata dall’ascia di un gigante.

Sul Monte del Rotolone avviene anche il gioco tradizionale dell’isola: il gioco dell’Allupafemmine. L’organizzatore è lo Spaccabolli, il postino del paese. Storicamente era una gara per i pescatori dell’isola, per mettere in mostra, di fronte alle popolane, la forza e il coraggio. Dal precipizio del Rotolone vengono tirate fin ai piedi della salita tante corde quanti sono i partecipanti al gioco. La corda viene legata dalle caviglie alle cosce del pescatore, così da impedirgli di muovere le gambe. Al via del Sindaco, tutti i partecipanti con la sola forza delle braccia si inerpicheranno strisciando sulla salita sterrata. Il primo che raggiungerà il precipizio è il vincitore. Il premio? L’orgoglio d’essere considerato il più forte pescatore dell’isola, ma soprattutto il triplo bacio della donna più bella del paese: due baci sulle guance, e uno sulla fronte.

Inutile accennare che nel terzo romanzo della serie, per il ruolo della più bella dell’isola che deve elargire il bacio viene scelta Marion. E Pietrasanta che si era sempre rifiutato di partecipare al gioco, cosa farà? Lascerà che Marion baci qualcun altro, o dovrà cimentarsi con la gara sul Rotolone?

La Spiaggia D’Amore

La Spiaggia D’Amore prima dell’avvento del turismo veniva chiama semplicemente nel nome dialettale:  ‘a praia.

Una striscia di sabbia che per millenni ai loro avi non era mai servita a nulla, adesso era diventata meta prediletta di matti disposti a regalare soldi pur di potersi stendere al sole.

La denominazione fu mutata dal consiglio comunale, su insistenza del Sindaco, perché turisticamente parlando, occorreva un nome più spendibile sui depliant turistici. Fra le tante proposte ebbe la meglio: la Spiaggia dell’Amore. Solo che il segretario comunale, che doveva ratificare l’atto, la sera prima aveva fatto le ore piccole, e mezzo morto di sonno trascrisse sul registro: La Spiaggia D’Amore.

L’errore fu galeotto, il Sindaco intimò il licenziamento, ma all’opposizione, per dispetto al Sindaco, piacque la nuova denominazione. E Spiaggia D’Amore fu.

Il Porticciolo

Oltre i massi frangiflutti del molo, il porto si allargava a sinistra. Le prime file erano dominate da pescherecci di legno blu ceruleo. Alcuni pescatori con muscoli ciclopici e sguardo virile, fra le passerelle sospese, si passavano di mano in mano le ultime casse della pesca notturna. Poco più avanti si apriva la selva delle imbarcazioni turistiche e dei piccoli diporti.

Il porto, da secoli, assieme alla piazzetta, è il centro vitale dei ventazzesi. I pescatori sono meno numerosi rispetto a un tempo. Molti alla durezza del mare, hanno preferito la comoda vita dei servizi per i turisti.

Carlo, il portiere dell’albergo Ventazze Pearl. confessa:

«A che ora hai preso servizio?»

Alle 20, puntuale. Lo posso giurare sull’anima di mia zia Santina morta come una santa. Anche perché la settimana scorsa il direttore mi ha ammonito due volte, se ritardavo una terza, mi beccavo l’espulsione e sarei dovuto tornare a lavorare al peschereccio di mio padre. E tu sai commissario, che mio padre… se sgarro, nonostante i sessant’anni me ne tira ancora» e mimò il gesto dei ceffoni.

I pochi pescatori rimasti sono, a parte Turi û Trapanu, solidali fra loro. Ecco, come li vide Marion mentre partivano per la lunga notte di pesca:

Il rosso corpuscolare del tramonto era al suo culmine. In quella luce morente, come in una realtà velata e distante, vide i pescherecci uno dopo l’altro mollare gli ormeggi. I pescatori in un rito scaramantico antico, si salutavano ad ampi gesti, augurandosi a vicenda una nottata proficua e un lieto ritorno.

La Caserma Spagnola

La Caserma Spagnola si ergeva squadrata e robusta. Era di pietra arenaria color sabbia. Un tipo di roccia inesistente sull’isola. Nessun archeologo s’era mai crucciato per capirne la fonte. La leggenda raccontava che gli spagnoli, trasportate le pietre con i galeoni, costrinsero i Ventazzesi a costruire con le loro stesse mani la prigione che li avrebbe incarcerati.

Il consiglio comunale avrebbe voluto fare della Caserma Spagnola un’attrazione turistica. Ma i fatti dell’invasione spagnola, ancora vivi nella memoria collettiva, sollevarono un rifiuto generale della popolazione. Non si può mercificare al denaro il dolore. I ventazzesi che morirono sull’isola per difenderla, col loro sacrificio hanno permesso a loro moderni di esistere ancora:

Sul finire del ‘500 il buon re spagnolo decise di deportare tutti i cittadini di Ventazze per fare dell’isola una base navale. Questo piccolo popolo, mai apparso sui libri di storia, che prima di allora non aveva mai conosciuto la guerra, lottò e morì per difendere il diritto alla propria esistenza. Umili barche di pescatori sfidarono galeoni colmi di cannoni. Donne intente al focolare non si arresero al tiro degli archibugieri.

Questo è un frammento della storia di un piccolo popolo disposto a morire, pur di non cedere il bene ultimo della umile e non urlata dignità.

Lo scoglio del Coraggio

Sotto la scogliera del Rotolone, si erge lo Scoglio del Coraggio. Deve questo nome proprio per i fatti dell’invasione spagnola, quando:

«…Un uomo e una donna superstiti, due innamorati, inseguiti dalla cavalleria scapparono quassù sul Rotolone. Senza altra possibilità di salvezza, per non farsi catturare, presero la rincorsa sulla spianata e con un balzo si buttarono di sotto.»

Marion inquadrò la spianata, e il precipizio, e la spuma del mare sugli scogli. Fu scossa da un brivido. Tornò a fissare il commissario.

«Il balzo della disperazione fu così grande che riuscirono a superare la scogliera e precipitarono in mare. Per salvarsi si aggrapparono allo Scoglio del Coraggio per una notte intera. Al mattino, anziché fuggire e vivere il loro amore, tornarono per liberare i propri concittadini deportati in catene.

La Grotta della Morte

Ohi, la Grotta della Morte. Chi ha letto il romanzo sa il perché dell’ohi. Da fuori appare:

…sul costone vulcanico si apriva una piccola apertura a filo sul mare, alta appena mezzo metro.

Mentre dentro:

Superata la bocca, la grotta si innalzava come la volta di una chiesa. Era stranamente illuminata di un azzurro etereo. La luce non entrava dal piccolo ingresso, ma come in una magia riverberava dal fondo stesso del mare baluginando in sfarfallii sulle rocce scure.

Marion aveva proseguito camminando sopra il costone di roccia, strisciando i passi sotto il filo d’acqua.

La grotta era profonda una decina di metri e nella parte terminale si allargava a cerchio formando al centro un vero e proprio laghetto. Lo specchio era trasparentissimo e le protuberanze vulcaniche del fondo somigliavano a un groviglio di teste smussate.

Le pareti della grotta erano di nero e levigato basalto. Un effetto straniante. Le si poteva accarezzare, e anziché spigolosa pietra vulcanica, sembrava di toccare liscissimo marmo.

La Casa del Sicomoro

La Casa del Sicomoro si trova sul promontorio sopra il Monte del Rotolone

«Si può salire lassù» rispose lui, indicando un sentiero costeggiato da muretti a secco, che portava a un rudere con un albero. La Casa del Sicomoro. «Ma se fosse lì la vedremmo.»

Pietrasanta aveva detto a Marion di non entrarci. Quasi non volesse condividere quel luogo che lui nei suoi anni a Ventazze aveva vissuto con intensità. Ma Marion decide di andarci lo stesso:

S’avviò al sentiero con il muretto a secco. La casa del Sicomoro, costruita da pietre vulcaniche poste l’una sull’altra, nel suo aspetto diroccato sembrava il rifugio romantico di due innamorati. Nella parte antistante, un giardinetto lasciato al capriccio della natura, era ricoperto dall’ombra di un possente sicomoro. Marion sentiva che quello era un posto speciale, dove un tempo vi era stata gioia. Si diresse al muretto prospiciente il mare e si distese fra le pietre con le mani dietro la nuca. Il vento le scuoteva i capelli e gli ultimi raggi del sole le scaldavano i pori del viso.

La Pietra Rocca

Sull’isola esiste un punto che si chiama la Pietra Rocca.È formata da dei massi grezzi posti l’uno sopra l’altro. Nessuno sa perché si chiami così. Sopra una pietra vi è un’iscrizione in una lingua sconosciuta che nessuno storico è riuscito mai a decifrare. Una lingua antica che per tradizione orale pare che significhi: verrà il signore del mare e porterà l’eco della morte.

La Pietra Rocca, in l’Inevitabile Crudo Destino, viene appena accennata. Ma diventerà protagonista nel quinto romanzo della serie, quando arriveranno… (no, questo non lo posso anticipare).

Ma nel frattempo, lasciamola così, muta e silenziosa, a custodire il segreto che cela da due millenni di storia.

Le Grotte Sepolcrali

Parecchio tempo dopo aver concepito il mondo dell’isola di Ventazze, guardando la mappa, mi è sorto un dubbio al quale non avevo pensato prima. Ma il cimitero sull’isola, dov’è? Dove li seppelliscono i morti? E così, mentre mi arrovellavo su questo dilemma ed ero invischiato nel traffico di Catania, vidi l’Etna illuminata dal rosa del tramonto. Mi vennero in mente le grotte laviche e… bingo.

Nel primo romanzo della serie, non c’era più posto per le Grotte Sepolcrali, ma nel terzo romanzo, ne vedrete delle belle. Ecco l’anticipazione di cosa sono… o non sono:

Le Grotte Sepolcrali sono delle grotte laviche antichissime. L’ingresso è ai piedi del vulcano. I cunicoli intricati tra loro, penetrano fin dentro il cuore della terra. Nessun temerario è mai riuscito a trovarne la fine, o il principio. Nei tempi qualcuno si è pure smarrito e non ne è più riemerso. Sin dall’antichità erano state utilizzate prima come catacombe cristiane, poi come comune cimitero.

Le Grotte Sepolcrali rappresentano un incubo per tutti i ventazzesi. L’ingresso è sbarrato da tre possenti cancelli di ferro posti in successione. I tre cancelli, a dispetto di quel che si possa immaginare, non sono lì per impedire ai vivi di entrare. Ma sono ben chiusi per la paura che prima o poi siano i morti a volersene uscire. Infatti, nel micro clima vulcanico delle grotte, i corpi si conservano così bene, che si automummificavano da soli. Quando si entra dentro per deporre il morto dopo il funerale, ai lati si scorgono le nicchie aperte con i cadaveri distesi. I morti, sembrano così vivi, che quasi quasi si ha la possibilità di poterci ancora parlare…

Cala Notte

Cala Notte è una insenatura rocciosa di pietra lavica. È il luogo preferito in cui piace isolarsi il Commissario Pietrasanta. Marion, rimasta da sola, riuscirà a trovarlo:

«Come hai fatto a trovarmi?»

«Intelligence, mio caro. Ho chiesto a una comare, che ha chiesto a un’altra comare, che ha chiesto a qualcuno che ha detto: “L’ho visto andare alla sua cala”. Quindi pare che questa Cala Notte sia considerata tua.»

E il commissario considera quel luogo come:

Questo è il mio luogo sacro. In questa cala posso sentirmi al sicuro, ultimo uomo sulla terra.

Il Golfo di Ulisse

È noto che Ulisse, nel suo bighellonare in lungo e in largo per il Mediterraneo, sia sbarcato ovunque. Non c’è nazione, regione e località costiera, che non rivendichi il suo passaggio. Così, per non venir meno alla tradizione, anche Ventazze, ha un golfo a lui dedicato. Qualcuno vorrebbe dubitarne? Non provocate lo scrittore col vostro scetticismo, altrimenti mi costringete a scrivere sul serio la storia di quando Ulisse sbarcò a  Ventazze e incontrò…

La Sciara Abissali

La Sciara Abissali si trova nella parte nascosta dell’isola.

Era una piana grigia e lunare, irta di spuntoni lavici e avvallamenti improvvisi. Da lì la costa sotto il mare scendeva a strapiombo precipitando negli abissi più profondi.

Ai bambini dell’isola è vietato andare. Il rischio di rompersi un piedie o di scivolare fra gli spuntoni lavici è molto concreto. Ma i giovani, vedono quel divieto come una sfida per diventare coraggiosi, così Michelino confessa:

Io sono un piccolo uomo ormai. Ho avuto il coraggio di arrivare fino alla Sciara Abissali.

Cala de’ Vastasi

La Cala dei Vastasi è una spiaggia alle spalle del crinale ed è raggiungibile solo dal mare. Nella Cala i neosposi ventazzesi, per tradizione trascorrono la prima notte di nozze dentro una tenda. Il tutto risale a una delle più tragiche e immaginifiche storie d’amore avvenute sull’isola. Pietrasanta la racconta a Marion:

«Cala dei Vastasi, ovvero cala degli sporcaccioni.»

«Cioè, sono nudisti?»

«Shhh!» Pietrasanta portò l’indice alle labbra morbide di lei. «Se vuoi sapere, ascolta. Il nome risale al secolo scorso. Due Ventazzesi, un uomo e una donna, furono sorpresi lì a far l’amore.»

«Per i tempi era uno scandalo?»

«Peggio. Lui era sposato, lei pure ed entrambi avevano figli. Avevano commesso la grande scelleratezza d’innamorarsi e dare sfogo al loro amore clandestino. Le famiglie reciproche per poco non si scannarono.»

«Alla Romeo e Giulietta.»

«Una specie nostrana. Gli anziani dell’isola furono concordi e decisero di risolvere il problema dividendo gli amanti. Lei sarebbe rimasta per sempre dentro casa. Lui avrebbe fatto il suo lavoro di pescatore e non l’avrebbe più rivista. Solo così, i coniugi traditi avrebbero trovato risarcimento dall’umiliazione subita.»

«Ma è una cosa terribile.»

«Già»

«E gli amanti?»

«Accettarono quella condanna senza ribellarsi. Fu concesso loro di recarsi dal parroco per incontrarsi un’ultima volta per dirsi addio.»

«Oh my God, ma è disumano.»

«A ribellarsi furono le teste calde, i giovani del paese. Basta un’imposizione per sopprime l’amore? Il vero grande amore? Così accadde l’impensabile. La prima coppia di giovani sposi dopo gli eventi, uscita dalla chiesa di Santa Sesterza ruppe la convenzione matrimoniale dell’epoca, e fra lo stupore dei paesani corse al porto. Prese una barca a remi e fuggirono da sotto gli sguardi ammutoliti dei parenti. Gli sposi remarono fino alla spiaggia dei Vastasi, montarono una capanna e lì consumarono la prima notte di nozze. Il parroco intimò che non avrebbe più celebrato matrimoni se si fosse ripetuto il gesto. Ma i nuovi sposi lo rifecero. E quelli dopo ancora, e ancora.

Ti assicuro che per moglie e marito remare dal porto fino alla spiaggia de’ Vastasi è uno sforzo enorme e anche un po’ rischioso per via delle correnti. L’impresa di quei giovani rappresenta la consapevolezza e la tenacia, l’affermazione dell’amore. Se insieme moglie e marito riescono a remare con tanto sforzo, insieme possono perseverare per quel che conta realmente.»

«Ma è una tradizione meravigliosa!»

«E parecchio suggestiva. Dovresti vedere un matrimonio a Ventazze.»

«Cosa ne è stato di quei due poveri innamorati?»

«Ormai vedovi e vecchietti, nonostante i quarant’anni trascorsi senza vedersi, come se il tempo non fosse passato di un giorno, andarono a vivere assieme. Vincendo il bigottismo altrui, consumarono felici quell’impeto innaturale e travolgente che siamo soliti chiamare amore.»

Dove trovare il romanzo

Grazie d’essere giunto fino a qui. Se vuoi entrare a far parte del mondo dell’isola di Ventazze, del Commissario Pietrasanta e della detective Marion puoi acquistare il romanzo esclusivamente negli store online in versione ebook e cartacea.

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Oppure, per i possessori Kobo e eReader compatibili è possibile acquistare la versione Epub o pdf: Ebook Epub

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Riccardo Moncada

 

 

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