Il commissario, la detective, i personaggi

Il commissario, la detective, i personaggi

I personaggi di un romanzo rappresentano la parte viva di una storia. Le loro vicende, i dolori, le gioie, le peripezie, i conflitti, i desideri, fanno parte di ciascuno noi.

Io ho amato e amo questi personaggi con estrema passione. Hanno accompagnato in silenzio buona parte della mia vita. E adesso, con la pubblicazione del romanzo, diventeranno parte di ogni lettore disposto a immergersi in questa storia. Perché ciascun personaggio, per quanto protagonista o piccola comparsa, trasmette un suo modo unico di rapportarsi nel mondo.

Il commissario Riccardo Pietrasanta

Il commissario Pietrasanta è al quinto anno di servizio sull’isola. Ha scelto lui stesso, l’isola di Ventazze come destinazione, come esilio dal mondo. È stato accontentato dai suoi superiori perché l’isola sperduta è perennemente scoperta. E poi perché una testa focosa come la sua, sovversiva agli ordini e alle gerarchie, meglio tenerla lontana. Ne sa qualcosa il povero questore:

«Va bene, signor questore. Ma a una condizione.»

«Quale?» Il povero superiore allentò il nodo della cravatta e trattenne il fiato.

«Entro due giorni, e dico due, voglio i rinforzi che servono per integrare l’organico del commissariato.»

«Li avrà! Grazie commissario, grazie di vero cuore per aver accettato un mio ordine…»

Aveva talento e lo ha sprecato scegliendo l’isola:

«Sei stato il migliore dei corsi per diventare commissario. Il più brillante nei test. I giudizi di merito dei tuoi supervisor erano… pazzeschi. Da cadetto hai svolto missioni che hai risolto in maniera straordinaria. Certo, eri insubordinato alle linee di comando, ma i tuoi capi contavano su di te e… tu li hai delusi. Ti avevano offerto commissariati prestigiosi e tu hai richiesto di svolgere servizio su quest’isola sperduta. Non ha senso. Perché ti sei comportato così?

«Forse non c’è un perché.»

«Un perché c’è sempre. Potevi essere un grande investigatore e hai scelto di non esserlo.»

Ma l’isola per lui è il luogo sacro per sfuggire al dramma del suo passato. Un luogo da ascoltare, per imparare dalla vita:

«Io non voglio accontentarmi di resistere. Non voglio essere uno scoglio che fermo nella sua posizione subisce le vane onde dell’esistenza. L’isola mi ha insegnato questo: a pensare da saggio e vivere da audace. Il resto serve a poco.»

Nella sua solitudine forzata, l’incontro con la detective non è stato dei migliori:

E adesso? E adesso quella detective si mostrava più antipatica di quel che potesse immaginare.

Il commissario si avvicinò al viso della donna. Sembrava volesse baciarla. Lei non indietreggiò di un millimetro e lo attese.

«Detective Douglas, Marion!»

La fissò a lungo negli occhi. Le pupille di lei scintillavano e il viso dolce, un po’ arrossato sulle gote, contrastava con i suoi modi decisi.

Chi sei tu, detective? Perché sei qui? Si domandò.

Ma sull’isola è amato da tutti.

«Il commissario ne uscì con occhi tumefatti, naso e labbra spaccate e qualche costola incrinata. Rimase a letto per una settimana e i cittadini in processione silenziosa andavano a visitarlo per rendere omaggio a quel nuovo figlio che rischiando la pelle si era battuto per loro. Qui lo amiamo tutti.»

Amato anche troppo, l’affetto di Zia Margaret:

Zia Margaret era intenta a parlottare con dei clienti australiani. Appena intravide il suo uomo, andò a mungerlo sulle guance e a sbaciucchiarlo come si fa con il nipote prediletto. Pietrasanta incassò il voluttuoso affetto e Marion divertita constatò come il rude commissario nelle mani di quella vecchietta si trasformasse in una buffa vittima sacrificale.

Per non parlare delle comari Petralia:

Titina, prima di aprir bocca, fece quel che faceva sempre quando aveva il commissario sotto tiro: lo strinse tra le sue braccia e lo massacrò di baci come un nipote appena rincasato dall’America.

E lui adora i suoi concittadini:

Continuarono a chiacchierare e Marion incuriosita osservò il modo buffo e affabile che Pietrasanta aveva con quelle due vecchiette. Alternava istanti di dolcezza, a momenti di ironia sprizzante. Amava quelle donne, l’isola e la sua gente, con una intima intensità, che a lei, donna di città metropolitana, era del tutto estranea.

Ne è responsabile:

«Ci tieni al tuo Vice.»

«Io tengo a tutti i miei concittadini, devo proteggerli.»

È ambito dalle turiste:

«Quindi è meglio di Pietrasanta come conquistatore?»

«No, detective. Il commissario scherza assai sulle femmine. Ma lui è un gran rispettoso delle donne. È al contrario, sono le donne che gli ronzano intorno. Se vede la turista che innamorandosi di lui può soffrire, lui è dolce e le spiega che non possono. Ma in genere quando alle femmine dice così, che non può, loro si offendono assai e spesso lo menano.»

Marion rise. «Fanno bene, non si dice mai a una donna non ti voglio far soffrire

La detective Marion lo rimprovera e lui la punzecchia:

«Io vago da ore per questa folla insensata, sono tutta sudata» sventolò le mani lungo la camicetta per indicare com’era tutta appiccicaticcia «e tu te ne stai a poltrire in casa?»

«Oh detective, come siamo eccitate, hai fatto sogni erotici questa notte?»

Pietrasanta rapido le tappò la bocca col palmo della mano prima che potesse rispondere. «Lo so, vuoi insultarmi con parolacce assortite in tutte le lingue da te conosciute. Fai come se avessi già gradito.»

Ma quando si arrabbia…

«Qualcosa di grave detective?»

«Conoscendoti, un po’…»

«Oh, ma che cosa meravigliosa! Su dimmi! Cosa c’è di peggio di un morto ammazzato sull’isola, un assassino ignoto e una donna scomparsa? Sentiamo, sono curioso.»

«Non voglio che ti arrabbi.»

«Impossibile, sono già arrabbiato.»

E quando le cose si mettono male, è pronto al sacrificio estremo:

«Qualsiasi cosa accada, non permetterò che tu muoia. Troverò una soluzione.»

Ma basta anticipi sul commissario. Il resto è tutto da scoprire nel romanzo!

La detective Marion Douglas

Marion è una detective di Scotland Yard. Ligia nel dovere, vive per le indagini. Pratica le arti marziali ed è difficile batterla.

«Ci provi commissario. Però è giusto che lei sappia che noi di Scotland Yard teniamo corsi di arti marziali.»

«Quella roba tipo Bruce Lee?»

«Io sono esperta di Karate, Kung Fu, Jujitsu, Wing Chun e se vuole mettermi alla prova, sono pure campionessa di Taekwondo.»

Il passato doloroso, spinge Marion a rinunciare alle emozioni:

«Commissario» la voce di Marion si fece a un tratto roca. «Io a undici anni sono stata rapita e segregata in uno scantinato buio per 29 giorni.»

«Mi dispiace» rispose lui abbassando lo sguardo alla moquette.

Lei continuò con un tono che vibrava, come se provasse a contenere un dolore prossimo a riemergere. «Per sopravvivere a un tale evento o rinunci alle emozioni o rinunci a vivere.»

Il ricordo del padre detective, eroe, grande uomo, la ossessiona in ogni frangente:

«Guarda il mare di sotto» le aveva detto accarezzandole le trecce. «Solo quando imparerai a conoscere il pericolo, non avrà più potere su di te. Non permettere mai alla paura di paralizzarti. Ricorda piccola mia, papà ti amerà e proteggerà per sempre.»

Il ricordo le passò sul viso come una carezza che lascia il bruciore di uno schiaffo.

E l’isola di Ventazze la costringe a rimettersi in discussione:

Chiuse gli occhi e le venne in mente il padre.

Papà, adesso saresti fiero di me?

Una lacrima le scese sulla guancia. Mentre una morsa le serrava il petto, la nostalgia venne presto soppiantata dall’angoscia della prigionia da bambina. Aprì gli occhi per scacciare l’immagine del suo orribile aguzzino. Si mise a sedere di scatto, con le gambe a penzoloni sul dirupo. Bastava un niente per precipitare. Si interrogò sulla sua necessità di rinunciare alle emozioni. Si sporse in avanti e pensò a Pietrasanta, alle sue parole che la scuotevano fino a farle male. C’era ancora posto nel suo cuore per i sentimenti?

Dalle rocce si inerpicavano dei possenti fusti spinosi di fichi d’India. In cima a ogni palma verde si distribuivano a raggiera gli oblunghi frutti arancioni e rossi.

Erano così invitanti che Marion allungò il braccio per strapparne uno. Si rese conto che la peluria sul frutto era un fitto strato di microscopiche spine e ritrasse la mano.

Bello a vedersi, pericoloso da toccare. Come l’amore, pensò.

Ed è determinata a condurre le indagini senza lasciarsi fermare da nulla:

«Per questo non sono disposta a farmi mettere da parte da niente e da nessuno» rimarcò con grinta. «Sono giunta su quest’isola per pedinare il mio sospettato. E adesso che è stato ucciso sono determinata a indagare giorno e notte, senza mangiare né bere se necessario. Non mi fermerò fino a quando non avrò arrestato l’assassino.»

È ossessionata dal comprendere la verità:

«Devi dirmi la verità.»

«Tu non vuoi la verità.»

«Sì, io devo sempre sapere la verità delle cose. La voglio, la pretendo.»

Quando stava per sbarcare sull’isola si sentiva così:

Perché hai detto di sì al capo? Che stronza! Pensò in un italiano ancora un po’ arrugginito.

Durante il volo aereo, mentre consultava i dossier sul caso, s’era rimproverata parecchie volte quella sua necessità di non tirarsi mai indietro, come se il dovere fosse l’unica certezza da dover rispettare. Adesso quel sole e quel mare… quegli spazi… le emozioni impossibili da controllare, la disorientavano. Come ordinare a un uccello cresciuto in una voliera di slanciarsi per l’immensità del cielo azzurro.

E invece poi:

«Sapevo che non dovevo accettare questa missione.»

«Immaginavi di morire?»

«No, peggio, temevo di incontrare uno come te.»

Gli prese la mano e intrecciarono le dita.

Ma nonostante la rigidità emotiva è piena di spirito:

«Ric, che fai babbii?» disse imitando la parlata siciliana. «Come no, vedrai che sarò una paladina pronta a morire pur di salvarti dalle cosce di un’altra.»

Marion rise, Pietrasanta invece si inquietò come un capitano di vascello a cui hanno appena comunicato l’approssimarsi del diluvio universale.

Ma come detective è in gamba, molto in gamba:

I boati si accavallavano diventando assordanti vibrazioni che spaccavano i timpani. Marion a un tratto non vide più i bagliori della canna della pistola di Riccardo.

Cavolo! Lo hanno centrato!

Sentì la pelle d’oca salirle dalle gambe alle braccia. Era tentata di correre in suo soccorso.

Cercò di rimanere fredda. Quella era la sua posizione. Più determinata intensificò gli spari per reggere da sola la potenza di due AK-74. Aveva già esaurito tutti caricatori di scorta. Rapida montò l’ultimo. Era una situazione disperata, non era in grado di resistere ancora per molto. Poteva fuggire indietreggiando sul tetto, ma… non poteva abbandonarlo.

Maledizione… Ric, dove sei?

Ho amato molto la detective Marion, questi sono solo gli anticipi. Il resto di lei, è tutto da scoprire.

Don Pasquale

Don Pasquale è l’unico parroco dell’isola. Tutti lo venerano e rispettano come un santo. Ma il turismo moderno, con i suoi sollazzi, ha sbarcato sull’isola il peccato del mondo. Così Don Pasquale, in prima fila contro il maligno, è costretto a ergersi per debellare il peccato fra le pecorelle smarrite della sua comunità:

La vita di Don Pasquale era una perenne crociata contro il peccato. A partire da tutte quelle turiste che per sollazzo circolavano per l’isola mezze ignude. Professava ai parrocchiani castità di fronte alla tentazione carnale. Contraddistinto dal dono dell’ubiquità, era solito scovare i latin lover appartati con le turiste e annotare su di un pizzino il peccato mortale colto in flagrante. Michele: bacio lingua a lingua con straniera mulatta. Salvatore: toccata impropria di un culo di probabile appartenenza asiatica.

Poi la domenica, durante la santissima messa, interrompeva la funzione per leggere i nomi dei peccatori settimanali. E tutti i pizzini con i misfatti, confluivano dentro la sacra Svizzera, una scrivania di almeno cinquecento anni, interamente bucherellata dai tarli. Dentro all’ampio cassetto chiuso a chiave, i parroci da secoli custodivano i segreti indicibili dell’isola. L’intento era di conservare lo scrigno fino al giorno del giudizio.

Così se Cristo, distratto dal punire l’umanità sin dal principio dei tempi, si fosse scordato in toto dei peccatori della sperduta isola di Ventazze, avrebbe potuto leggere i pizzini e punire i peccati mortali dei Ventazzesi. Insomma, con la Svizzera i latin lover potevano considerarsi fottuti. E per evitare che la sacra scrivania fosse preda della diabolica tentazione di uno scasso furtivo, Don Pasquale la teneva accanto al suo letto in canonica. E giorno e notte, appesa al suo collo, disposto a difenderla a costo della vita, ne custodiva la preziosissima la chiave.

Il Vice

Il Vice e il commissario Pietrasanta, sono gli unici due poliziotti sull’isola. Nel racconto, il Vice, lo incontriamo così:

Accanto alla porta stava il Vice, un anziano magro e ossuto. Tutti sull’isola, compresa sua moglie, lo chiamavano così: Vice. Aveva vinto il concorso a vent’anni e da unico poliziotto — i commissari a Ventazze erano frequenti come le perle in un bosco — aveva rapidamente scalato i gradi fino ad arrivare al ruolo di Vice commissario. Con scrupolo s’era prodigato a gestire il poco ordine e la poca sicurezza che occorrevano. Aveva vissuto i tempi in cui le finestre restavano aperte, e le porte non si chiudevano mai a chiave.

I suoi occhi erano perennemente imbevuti di tristezza. Aveva perduto il figlio durante una notte di mare imbroglione. Spesso, in quegli anni senza pace, per placare i tormenti che lo soffocavano, si recava sul molo rischiarato dalla Luna, e intirizzito dal vento, contemplava le acque nere, implorando a quel mare malirittu che gli restituisse almeno la barca con tutti i perché del suo povero ragazzo.

Solo l’arrivo di quel giovane commissario, alto e dalle spalle larghe — proprio come il suo figliolo —, era stato in grado di riaccendergli il sorriso.

Phinney

Phinney è il collaboratore preferito della detective Marion. Parla sei lingue, e nel volo aereo da Londra per la Sicilia, ha pure cominciato a studiare l’italiano. Marion lo presenta al commissario come:

«Non si occupa di indagini sul campo, l’azione non fa per lui, è un agente di laboratorio, specializzato sulla dinamica del delitto.»

«E sarebbe?»

«È in grado di ricostruire ogni tipo di traccia dalla scena di un crimine: ematiche… impronte… DNA. Un po’ come la vostra scientifica, ma con strumenti e competenze più evolute. È in grado di compiere autopsie sui cadaveri e di leggere l’impronta atomica dell’arma del delitto.»

Le comari Petralia

Le comari Petralia sono le pettegole dell’isola e l’arma più potente del commissario:

«Io posseggo un’arma così grande che tu non puoi nemmeno immaginare. Qualcosa che rende insignificante i vostri satelliti spia, gli agenti segreti e gli strumenti di intercettazione computerizzati. Io ho la forma più potente di informazioni che l’umanità abbia mai generato: le pettegole dell’isola.»

Basta domandare a loro per sapere tutto su tutti. Ma in passato, da giovani, commisero uno scandalo inaudito:

Il sospetto come veleno di serpente cominciò a irrorare fra le vene dei paesani. I moralisti e i bigotti della religione, andavano a confessare a Don Gaetano, il parroco di allora, le inquietudini più oscure. Don Gaetano, scontento di quel processare pubblico, andò a trovare le due fanciulle. Si sedette sulla sedia di cucina e fece loro un discorso solenne. Poi quando uscì, alla folla — che a dir di ciascuno si trovava lì per circostanze casuali — disse di tornare alle proprie case.

«Chi è senza peccato scagli la prima pietra» aveva ammonito. Senza dir altro tornò alla canonica e la domenica successiva declamò la famosa predica, ancora oggi ricordata dai ventazzesi, che commosse e fece battere i petti dell’intero paese: chi altri non sa considerare amore.

Peppe Ignazio

Peppe Ignazio è uno dei più valenti pescatori dell’isola:

«Riccardo!» Una voce richiamò la loro attenzione. Era Peppe Ignazio, il miglior amico di Pietrasanta. Un pescatore dalla pasta antica e dal nome oscuro. Infatti nessuno sull’isola, compreso lui stesso, sapeva se il cognome fosse Peppe o Ignazio.

Per il suo amico commissario è sempre disposto a tutto:

Peppe Ignazio impettito nella sua statura sembrava un luogotenente in attesa di ordini.

Beh, quasi a tutto:

«Peppe, tu invece al porto mi devi perlustrare tutte le barche turistiche e i pescherecci.»

«Sarà così» rispose Peppe Ignazio compiendo un passo in avanti. Poi rifletté. «Ma… resta il fatto che quella di… tu sai chi… io non ci entro.»

«Anche quella devi perlustrarmi, nessuna esclusa.»

«Riccardo se tu mi dici: buttati a mare, io mi ci butto; ma con lui non ci parlo da anni e c’ho paura.»

Il Sindaco

Il Sindaco è il grande traghettore dell’isola, dal passato rurale alla prosperità del turismo. Per questo è in contrasto con l’opposizione dei conservatori che non vogliono che l’isola perda le tradizioni secolari.

Un passo indietro stava il Sindaco, un uomo basso e grassoccio, con dei baffetti neri perfettamente sagomati sopra la bocca. Con occhi umidi e sguardo smarrito fissava i lineamenti del cadavere. Non riusciva a credere che un fatto così terribile fosse accaduto sulla sua isola. Adesso quei cornuti dell’opposizione non solo gli avrebbero rinfacciato che il turismo cancellava le secolari tradizioni di Ventazze; in più l’avrebbero accusato che i turisti sull’isola ci venivano anche per il piacere di farsi ammazzare.

Totò û Scimmunitu

Totò è un anziano pescatore. I giovani dell’isola gli hanno affibbiato il nome û scimmunitu (lo scemo) perché:

«Ieri sera, dopo che mi hai mollata, ho fatto domande ai pescatori. Mi hanno raccontato di un tipo strano che chiamano Totò û Scimmunitu. È lui?»

«E tu chiamalo solo Totò, che è meglio.»

«Dicono che viva da anni sulla sua barca e che non metta mai piede sulla terraferma.»

«Sì, è così.»

«I pescatori lo deridono perché parla con Dio.»

«La gente è sciocca.»

«Però, non è normale la cosa, un po’ matto lo è!»

«A volte chiamiamo follia quello che non comprendiamo, o che facciamo finta di non comprendere.»

Quella decisione deriva dal più duro dramma della sua vita:

Salì sul suo peschereccio e decise di non scenderne mai più. Non se n’era andato. L’unica parte di mondo che conosceva e sentiva come casa sua era l’isola. Gli amici con affetto lo imploravano di tornare. Ma lui chiese di non insistere. Perché adesso che entrambi i suoi polmoni se ne erano andati, gli restava solo un ultimo compito: parlare con Dio. Doveva rendere conto direttamente a lui di tutti i picchì maligni che come serpi avvelenate lo divoravano dintra la testa.

La carrellata dei personaggi

Concludo qui la carrellata dei personaggi. È giusto scoprire Michelino, lo Spaccabolli, Zia Margaret, Tony û Piscispada e gli altri protagonisti direttamente dalla lettura del libro.

Grazie d’essere giunto fino a qui. Se vuoi entrare a far parte del mondo dell’isola di Ventazze, del Commissario Pietrasanta e della detective Marion puoi acquistare il romanzo esclusivamente negli store online in versione ebook e cartacea.

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Riccardo Moncada

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